Che il nostro sia un Paese sempre più ‘anziano’ è cosa nota, ma nel passaggio dai luoghi comuni ai numeri questo fondamento appare ancor più significativo: in Italia, si legge dalle colonne de Il sole 24Ore, si stima che ad avere più di 65 anni sia circa il 35% della popolazione. Un dato che vale, in termini percentualistici, cinque punti al di sopra della media europea facendo di noi il popolo più longevo nel vecchio continente. Stringendo ancora di più il campo del nostro ragionamento, le recenti rilevazioni indicano ad esempio come in Puglia gli ultra sessantacinquenni rappresentino il 20,9% della popolazione totale: circa 900mila persone su oltre 4 milioni di abitanti. È proprio qui che la nostra riflessione si ferma, perché è a Bari che il prossimo 15 giugno faremo tappa con il percorso formativo RS100 Strutture. Come avvenuto per le edizioni precedenti, grazie al contributo dei nostri illustri relatori, fisioterapisti e terapisti occupazionali di comprovata esperienza, entreremo nel merito di questioni di fondamentale importanza per operatori e pazienti: quale il giusto approccio e quali le accortezze da tener presenti nella pratica quotidiana a contatto con i pazienti anziani ospiti delle strutture? Le buone pratiche di movimentazione del paziente anziano fragile saranno quindi ancora una volta l’oggetto di una ricerca accurata ed articolata che prenderà le mosse dalle riflessioni dei nostri relatori per arricchirsi grazie ad una discussione aperta e ad una prova pratica che coinvolgerà tutti i partecipanti. Prima di entrare nel merito della didattica, però, fermiamoci un attimo per scattare un’istantanea della Regione e del come questa risponda alle esigenze della sua popolazione ‘over’.

Residenze sanitarie per anziani: Consiglio regionale approva proposta di legge Il Consiglio regionale ha approvato (novembre 2017) la proposta di legge, d’iniziativa dei consiglieri Mazzarano, Romano, Abaterusso, Lacarra e Campo, sulla “Riorganizzazione delle strutture socio-sanitarie pugliesi per l’assistenza residenziale alle persone non autosufficienti. Istituzione RSA ad alta, media e bassa intensità assistenziale”. La pdl introduce elementi di chiarezza e razionalizzazione nel settore e, soprattutto, punta a far sì che gli ospiti delle RSA, anche in caso di aggravamento, possano continuare a rimanere nella stessa struttura, che dovrà essere nelle condizioni di erogare prestazioni di bassa, media ed alta intensità assistenziale. La Giunta regionale dovrà approvare entro tre mesi un regolamento di applicazione che disciplinerà in particolare il funzionamento delle RSA, gli standard strutturali, organizzativi e funzionali nonché i requisiti di esercizio, le dotazioni organiche necessarie e la formazione continua del personale addetto. Previste anche la rideterminazione delle tariffe per patologia e per l’alta, media e bassa intensità assistenziale e la rideterminazione del fabbisogno regionale di posti letto di RSA da rivedere ogni quinquennio. Tra gli emendamenti approvati quello che ribadisce il domicilio come luogo privilegiato di cura. Qualora la ASL non riesca a soddisfare, tramite personale proprio o in convenzione, il relativo fabbisogno per i soggetti non autosufficienti, potrà stipulare accordi contrattuali anche con le RSA che dovranno essere autorizzate e accreditate per l’erogazione di prestazioni di cure domiciliari. I direttori generali delle ASL, inoltre, dovranno definire transazioni rispetto ai contenziosi pendenti sulle quote di compartecipazione del SSR, “previa acquisizione del parere legale sulla convenienza” dell’operazione e “a condizione che risulti accantonata nel fondo rischi del bilancio la relativa copertura finanziaria”. Per i nuovi posti letto da attivare nelle RSA sarà sperimentato – per un periodo massimo di tre anni – il principio della libera scelta da parte dell’utente circa la struttura che lo deve ospitare. Previsto, infine, ogni tre anni un tavolo di studio finalizzato all’aggiornamento della contrattazione collettiva di categoria, su iniziativa della stessa Regione o di due distinte rappresentanze sindacali regionali dei lavoratori o di tre rappresentanze sindacali aziendali facenti riferimento anche a strutture diverse. Previsto anche il coinvolgimento delle associazioni maggiormente rappresentative degli interessi delle strutture.

Giunta regionale dà il via libera al Programma Operativo 2016-2018 Piano delle azioni avviate nel biennio 2016- 2017 e delle misure da attuare nel 2018 Via libera e approvazione in Giunta della delibera di adozione del Piano Operativo 2016/2018, Piano delle azioni avviate nel biennio 2016-2017 e delle misure da attuare nel 2018. Un lavoro molto complesso che ha visto l’approvazione del Piano da parte dei Ministeri competenti e del Tavolo tecnico per la Verifica degli Adempimenti regionali con il Comitato Permanente per la Verifica dei Livelli Essenziali di Assistenza, con specifiche osservazioni suggerite dal medesimo Tavolo. In particolare i suggerimenti hanno riguardato gli screening oncologici, la definizione di un provvedimento unico di programmazione della rete ospedaliera che incorpori le reti tempo-dipendenti e le reti cliniche, l’accreditamento istituzionale, la definizione di un provvedimento unico di programmazione dell’assistenza territoriale. Il Programma Operativo affronta i nodi critici della prevenzione, dell’assistenza territoriale, dell’assistenza ospedaliera, della spesa farmaceutica, della gestione amministrativa in maniera trasversale, per superare le inadempienze e rilanciare il sistema configurandolo intorno al miglioramento della qualità della vita dei cittadini pugliesi. Il Programma Operativo riporta le azioni già realizzate in questa direzione nel biennio 2016-2017 e approva gli interventi che saranno implementati nel corso del 2018. Ecco una breve sintesi dei punti principali del Programma Operativo:

Popolazione pugliese I dati ci dicono che la popolazione pugliese sta diventando sempre più anziana: in 10 anni, il numero di soggetti con più di 75 anni è passato da circa 321.000 a 425.000 ed è confermata la tendenza nei prossimi anni. Questa variazione nella composizione della popolazione modifica il profilo dei bisogni: il 40% dei nostri assistiti presenta almeno una patologia cronica, assorbendo circa l’80% delle risorse sanitarie. A fronte di questo quadro non è possibile non ripensare profondamente la conformazione della rete dei servizi ed è quello che la Regione sta facendo.

Prevenzione Il punto di partenza è la prevenzione, con la riorganizzazione e il potenziamento degli screening, il consolidamento della pratica vaccinale, ma anche la salute animale e degli alimenti. Sono stati sottoscritti importanti accordi per coinvolgere diversi attori in questo processo, ad esempio con Federfarma Puglia e Assofarm Puglia, che hanno supportato la Regione nella fase di entrata in vigore dell’obbligatorietà dei vaccini e che collaboreranno per la gestione del programma di screening del carcinoma del colon retto.

Assistenza e cura Sul piano dell’assistenza, sono state definite due direttrici: da un lato rimodulare la rete degli ospedali in modo da garantire tempestività della diagnosi, appropriatezza e sicurezza delle cure in un’ottica di razionalizzazione dei percorsi. Questo significa puntare su un numero inferiore di presidi, dando propulsione significativa alla costruzione di nuove strutture e intervenendo significativamente sulla dotazione infrastrutturale e tecnologica attraverso investimenti corposi. Ricordiamo che è stata conclusa la procedura di affidamento dei lavori del nuovo ospedale di Monopoli-Fasano (per 125 milioni di euro complessivi), mentre per l’ospedale di Taranto è stata recentemente aggiudicata la gara (da 207,5 milioni di euro) per la progettazione esecutiva. Dall’altro lato, potenziare la medicina di prossimità, con la ridefinizione dei ruoli degli attori e dei luoghi, il potenziamento dei Presidi Territoriali di Assistenza, l’avvio di modelli avanzati di presa in carico delle cronicità che guardano all’innovazione attraverso la telemedicina.

Dati sull’assistenza e sulla cura (risultati programma nazionale esiti) I dati sull’assistenza del 2016 ci dicono che la direzione intrapresa procede nel senso del miglioramento della qualità: i ricoveri inappropriati, che nel 2010 erano il 38% della casistica, sono oggi il 20%, una percentuale che finalmente rispetta gli standard ministeriali. I risultati del Programma Nazionale Esiti, presentati a Roma nel mese di dicembre 2017, certificano i progressi nella qualità dell’assistenza compiuti dalla Sanità pugliese, che consolidano il trend in miglioramento degli indicatori di esito delle cure in tutte le aree cliniche esplorate, come riconosciuto anche dal presidente e dal direttore generale di AGENAS. Il miglioramento dei principali indicatori, anche quando lieve, in un contesto senz’altro complicato di costante definanziamento del sistema che vede la nostra Regione particolarmente penalizzata soprattutto per gli aspetti che riguardano il personale sanitario, conferma l’efficacia delle linee strategiche di programmazione sanitaria in tema di riordino ospedaliero, di costruzione di reti cliniche e di qualificazione dell’assistenza territoriale. Migliora la tempestività di intervento chirurgico sulle fratture del collo del femore sopra i 65 anni di età, essenziale per ridurre gli esiti negativi dopo il trauma e consentire il migliore recupero funzionale: se nel 2010 solo il 14% dei pazienti pugliesi veniva operato entro due giorni, nel 2016 la proporzione di interventi tempestivi è del 49%. osservando i risultati dei dieci migliori ospedali italiani per questo indicatore, ben due sono pugliesi: l’ospedale Di Venere di Bari, che è quinto in ordine di frequenza con una percentuale del 95% e l’ospedale di Francavilla Fontana che raggiunge il 93%. Sono 5 le strutture pugliesi che superano il 70% (Castellaneta, Scorrano, Ostuni, Policlinico di Bari e Vito Fazzi di Lecce). Nell’area cardiologica si registra una riduzione della mortalità a 30 giorni dopo l’infarto miocardico acuto, che passa dall’11% del 2010 al 9% nel 2016. Sono ben sedici i reparti dove si riscontra una mortalità più bassa della media nazionale dell’8%, con le migliori performance ascrivibili all’Ospedale di Bisceglie, agli Ospedali Riuniti di Foggia e all’Ospedale di Gallipoli. Questo indicatore, secondo AGENAS, misura la qualità dell’intero processo assistenziale del paziente con infarto, a partire dall’accesso ai servizi di emergenza, testimoniata anche dalla riduzione del 3% dell’insorgenza di maggiori complicanze cardiovascolari a un anno dalla malattia. Questo risultato è legato alla definizione di percorsi clinici che hanno determinato l’incremento della percentuale di pazienti trattati con angioplastica coronarica entro 48 ore dal 28% del 2010 al 42% nel 2016. L’ottimizzazione dei nodi della rete ospedaliera è testimoniata dall’incremento del 15% della proporzione di colecistectomie trattate appropriatamente in reparti con attività superiore a 90 interventi annui, indicatore che raggiunge quota 97% nel 2016. Il 66% dei pazienti in Puglia ha oggi una degenza post-operatoria inferiore a 3 giorni, contro il 50% del 2010. Nel 2016 il 33% degli interventi è stato eseguito in regime di day surgery, mentre la percentuale era appena dell’8% nel 2010.

Appropriatezza Accanto al miglioramento degli esiti delle cure, si assiste all’incremento di appropriatezza nell’assistenza di patologie che necessitano di una presa in carico da parte delle strutture territoriali: l’ospedalizzazione per diabete senza complicanze passa da un tasso di 0,47 per 1.000 abitanti a 0,12, anche al di sotto del valore nazionale (che l’anno scorso è passato da 0,25 a 0,13); il ricorso al ricovero ospedaliero si è drasticamente ridotto per l’ipertensione arteriosa (da 1,66 nel 2010 è diventato 0,39 nel 2016) ma anche per lo scompenso cardiaco (da 5,1 a 3,8); le malattie respiratorie croniche mostrano una riduzione del tasso per 1.000 abitanti da 5 nel 2010 a 2 nel 2016, pur con le variazioni territoriali legate alle specificità epidemiologiche (come l’area di Taranto e Brindisi, dove si registrano valori più elevati). Su queste patologie la Regione sta avviando la sperimentazione Care Puglia, un modello di presa in carico delle cronicità che punta al potenziamento della medicina di iniziativa e di prossimità, alla definizione di piani assistenziali individuali che raccolgano le esigenze specifiche di ogni paziente e lo accompagnino nel percorso di cura. Alcune aree mostrano ancora criticità di sistema, su cui si sta concentrando l’azione del Governo regionale: l’anno scorso il modello di offerta assistenziale in ambito oncologico si presentava ancora estremamente frammentato, con una dispersione della casistica sulla quale si sta intervenendo attraverso la costruzione della Rete Oncologica; e anche sui parti cesarei, nonostante il miglioramento dell’indicatore che passa dal 39% del 2010 al 31% del 2016, non possiamo ancora dirci soddisfatti ed è questo il motivo per cui stiamo prestando particolare attenzione all’assistenza materno-infantile, con la concentrazione dei parti in ospedali sicuri e l’attivazione del trasporto neonatale in emergenza.

Reti cliniche Il 2017 è stato dedicato alla costruzione di reti cliniche, come la Rete Oncologica Pugliese (ROP), attesa da anni e ormai in fase avanzata di costruzione: il 18 dicembre scorso, a Taranto, insieme all’inaugurazione dei nuovi spazi dedicati all’oncoematologia pediatrica e all’aggiornamento dei dati del registro tumori, è stata presentata l’articolazione degli organi di governo territoriale della ROP. Il trasferimento dei nuovi servizi presso l’Istituto Oncologico ha mostrato il senso del processo in corso: concentrare i servizi, le tecnologie, le competenze in un contesto di eccellenza, lungi dal depauperare l’offerta sanitaria, consente di dare una risposta completa e di alto profilo ai pazienti oncologici, che saranno presi in carico per la gestione delle loro problematiche quotidiane dai centri di orientamento territoriali. Gli ospedali riconvertiti saranno a servizio dei cittadini per l’assistenza delle cronicità, per l’esecuzione delle visite specialistiche, per la diagnostica di primo livello. Sono state costruite anche la rete del Parkinson e quella Trasfusionale (riorganizzata), ed è stata definita la pianificazione del trattamento della talassemia e delle emoglobinopatie congenite. Avviata anche la Rete della Medicina Fetale: in 6 mesi l’Unità Operativa di Medicina Fetale della ASL Bari, in qualità di Centro di Riferimento Regionale per la “Diagnosi e gestione della patologia materno-fetale”, ha già eseguito più di 3.000 test sulla preclampsia. Si stanno ridefinendo le reti per le patologie acute tempo-dipendenti, come l’infarto del miocardio, i traumi, gli ictus.

Salute donna È stata predisposta l’Agenda della gravidanza affinché ogni donna possa seguire e comprendere meglio l’andamento della propria gravidanza e possa viverla con maggiore fiducia e serenità. Partoanalgesia e Qualificazione del Percorso: approvazione del protocollo regionale per la partoanalgesia e adozione del Modello organizzativo implementazione partoanalgesia nei punti nascita con numero parti >1000/anno. Il protocollo è stato predisposto dal Comitato Punti Nascita Regionale (CPNR) e condiviso con l’Associazione Anestetisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza Area Critica (AAROI-EMAC), con la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) con la Società Italiana di Anestesia Rianimazione Emergenza e Dolore (SIAARED), nonché con esperti, che sono intervenuti al fine di individuare i criteri clinico-organizzativi per rendere operativo il parto in analgesia epidurale presso i punti nascita previsti dalla Regione in condizioni di sicurezza, in linea con le raccomandazioni/ indicazioni e con livelli di competenza professionale secondo EBM, EBN. È stato approvato anche il Protocollo Operativo “Sistema di Trasporto Materno Assistito (STAM) e del Sistema in Emergenza del Neonato (STEN)”, elaborato con la collaborazione del Comitato Punti Nascita Regionale (CPNR), dei direttori dei tre centri HUB delle Terapie Intensive Neonatali (T.I.N.) e dei direttori delle Centrali Operative 118. Il Trasporto STEN è stato attivato l’11/11/2017. È stato definito il modello organizzativo dalla IVG Farmacologica: approvazione Linee Guida “Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) Mediante Mifepristone (Ru 486) e Misoprostolo”. Inoltre sono state fornite indicazioni alle aziende sanitarie al fine di istituire un centro IVG per azienda secondo gli standard organizzativi e di sicurezza definiti dall’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010.

Strategia e assistenza territoriale I risultati attesi della nostra strategia sono la definizione di una rete ospedaliera moderna ed efficiente, concentrata in un numero inferiore di strutture, ma strutturalmente e tecnologicamente adeguate, in grado di rispondere compiutamente alle esigenze dei cittadini pugliesi evitando il ricorso alle cure fuori regione, integrata con una rete territoriale diffusa che possa assicurare in modo capillare l’assistenza specialistica e distrettuale evitando accessi ospedalieri inappropriati. Anche gli indicatori dell’assistenza territoriale mostrano importanti miglioramenti: la percentuale di anziani assistiti con Assistenza Domiciliare Integrata, che era l’0,8% nel 2013 è diventata il 3% nel 2016. Sono aumentati i posti letto per anziani >65 anni i strutture residenziali e i posti letto in hospice. Questi risultati si ottengono assegnando ad ogni snodo della rete assistenziale un ruolo definito, in modo da garantire certezza e chiarezza dei percorsi, e definendo strumenti di programmazione e di indirizzo che assicurino omogeneità nell’erogazione delle prestazioni a livello regionale.

Altre azioni È stato approvato dai Ministeri affiancanti il Protocollo di Intesa tra la Regione Puglia e le Università di Bari e Foggia, definendo per la prima volta un unico documento di programmazione condivisa finalizzato a disciplinare i rapporti tra il SSR e il mondo accademico, in favore non solo dell’attività assistenziale, ma anche della didattica e della ricerca sanitaria. Il Dipartimento sta provvedendo a definire il Regolamento Organizzativo dell’Assistenza Residenziale ExtraOspedaliera a Elevato Impegno Sanitario (RSA R1), dei Presidi Territoriali di Assistenza, degli Ospedali di Comunità, in coerenza con le disposizioni nazionali. La Regione Puglia, con l’emanazione del regolamento n. 9/2016, ha dato attuazione, tra le prime regioni in Italia, alla legge 18 agosto 2015 n. 134, concernente l’assistenza alle persone con disturbi dello spettro autistico e alle loro famiglie. La Rete di assistenza individuata dal regolamento prevede l’attivazione, in ogni ASL, di un Centro Territoriale per l’Autismo (CAT) dedicato sia ai minori che ai soggetti in età adulta, la realizzazione di servizi ri/abilitativi e socio-ri/abilitativi, ambulatoriali, domiciliari, diurni e residenziali, la formazione continua del personale basata sulle evidenze clinico-scientifiche più aggiornate. Nelle more della completa realizzazione della rete di assistenza agli autistici, è stato portato ad 1,5 milioni di euro il finanziamento destinato al contributo economico a favore delle famiglie autorizzate dalle ASL ad avvalersi del Metodo ABA. Per i Disturbi del Comportamento Alimentare, la Regione, a partire dalle Linee Guida Nazionali ed Internazionali relative ai DCA, si è dotata di un regolamento che, ponendo in rete i medici di base, i pediatri, gli ambulatori specialistici dedicati, le residenze riabilitative e – per le emergenze/urgenze – i reparti ospedalieri, garantisce una presa in carico appropriata e integrata per la diagnosi, la cura e la riabilitazione. Entrambi i Regolamenti danno ampio spazio al ruolo delle associazioni di familiari, genitori ed utenti, sia per quanto concerne il supporto alla programmazione dei servizi, che per quanto riguarda le attività di informazione, accoglienza, orientamento e sostegno degli utenti. Inoltre, sempre per quanto concerne il disagio psichico, sono state avviate le azioni finalizzate alla ridefinizione della rete delle strutture terapeutico-riabilitative e socio-riabilitative, con previsione anche di posti letto di tipo estensivo h24, ed alla valorizzazione e messa a regime di attività riabilitative innovative in corso di sperimentazione in alcune ASL in materia di residenzialità assistita e centri diurni cogestiti con le associazioni degli utenti e dei familiari. In materia di dipendenze patologiche si segnala l’approvazione del Regolamento Regionale 11 aprile 2017 n. 10, con cui si è definita una rete articolata e differenziata di strutture e servizi finalizzati alla prevenzione, cura e riabilitazione di ogni forma di dipendenza patologica, da sostanze e comportamentali (gioco d’azzardo patologico, Internet). Come azione di contrasto alla piaga del gioco d’azzardo patologico, che tanto incide sul tessuto sociale anche della nostra regione, è stato approvato dalla Giunta Regionale (provvedimento n. 1317 del 2/8/2017) uno specifico Piano di attività, da realizzare congiuntamente con ASL, associazioni di volontariato e il mondo della scuola, che andrà a finanziare un vasto programma di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa forma di dipendenza. Il Piano è stato finanziato con oltre 3 milioni di euro, di cui circa 1 milione di euro è stato già ripartito in favore delle Aziende Sanitarie Locali. Allo stesso tempo, la Regione si sta impegnando per guidare i cittadini attraverso l’offerta dei servizi. Il Portale Salute, l’app con la possibilità di ottenere non solo informazioni, ma anche servizi semplicemente utilizzando il proprio smartphone, prova ad andare incontro alle esigenze di semplificazione delle procedure con strumenti facili da usare e alla portata di tutti. È stato interamente dematerializzato il percorso per l’erogazione di prodotti in favore dei circa 12.000 pazienti pugliesi affetti da celiachia.

Equilibrio di bilancio Rimane l’importante criticità degli organici insufficienti, a causa dei blocchi del turn over e dei vincoli sulla spesa che hanno impedito per anni di immettere risorse nuove nel sistema. La Regione punta sul recupero di efficienza per sostenere lo sviluppo, e sta facendo la propria parte per produrre i risparmi necessari ad investire: anche per il 2016 abbiamo garantito l’equilibrio di bilancio grazie ai processi di efficientamento (i tempi di pagamento ai fornitori si sono ulteriormente ridotti del 50%) e di controllo di gestione ai poderosi interventi di contenimento della spesa farmaceutica. In materia di Politiche del Farmaco, le azioni per la riqualificazione del Servizio Sanitario Regionale possono essere ricondotte sostanzialmente a quattro linee di azione, tutte strettamente interconnesse tra di loro: 1. rafforzamento del monitoraggio e del controllo, attraverso strumenti informatici, della fase prescrittiva ed erogativa; 2. definizione di tetti spesa per singolo canale distributivo ed assegnazione ai direttori generali di obiettivi gestionali annuali, collegati anche alla approvazione di linee guida ed indirizzi per specifiche tipologie di farmaci (con relative schede di monitoraggio e confronto con il benchmark nazionale); 3. razionalizzazione degli acquisti diretti sia mediante revisione del PTR (prontuario terapeutico regionale) sia mediante centralizzazione degli acquisti attraverso il Soggetto Aggregatore (la governance regionale sull’assistenza farmaceutica e sul tema degli acquisti di beni e servizi è stata ricondotta ad un’unica struttura per una rapida convergenza delle azioni); 4. potenziamento della distribuzione diretta e revisione in accordo con la distribuzione per conto di farmaci PHT. Con le azioni sinora messe in campo nei primi sette mesi del 2017 la spesa farmaceutica convenzionata regionale ha fatto registrare una diminuzione del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2016. Considerato che il trend in diminuzione si è registrato soprattutto a partire dal mese di giugno 2017, si evidenzia che, qualora confermato anche nell’ultimo trimestre, sarebbe possibile registrare una diminuzione intorno al 3%, quindi di circa 20 milioni di euro; 5. si registra un incremento di efficienza amministrativa nel sistema: l’Indice di Tempestività Pagamenti per la Puglia per l’anno 2016 è stato pari a 28 giorni ed il dato si era ridotto del 50% rispetto al 2015. Al 30 giugno 2017, l’ITP regionale è pari a 7 giorni (-21 giorni in 6 mesi). Le linee di programmazione sanitaria si esprimono anche attraverso la definizione di un quadro coerente di pianificazione degli investimenti. Il P.O.R. Puglia 2014-2020, in coerenza con gli obiettivi tematici del Regolamento (UE) n. 1303/2013 e dell’Accordo nazionale di Partenariato, si declina in 13 Assi prioritari, tra cui l’Asse IX “Promuovere l’inclusione sociale, la lotta alla povertà e ogni forma di discriminazione”, che si declina, a sua volta, in priorità di investimento. Una delle priorità d’investimento è la 9.a) “Investimento in infrastrutture sanitarie e sociali per lo sviluppo, la riduzione delle disparità nelle condizioni sanitarie e la maggiore accessibilità ai servizi: in questo quadro è stato autorizzato l’uso della somma complessiva di € 220.000.000,00. Per quanto riguarda l’edilizia ospedaliera, a seguito del parere favorevole del Ministero della Salute si è provveduto ad approvare il Piano regionale di adeguamento antincendio delle strutture ospedaliere a valere sulle risorse della delibera CIPE 16/2013 ex art. 20 della L. n. 67/1988 per complessivi 5.970.195,83. Con lo stesso provvedimento la Giunta regionale ha dato atto che con successivi provvedimenti, sulla base della ricognizione effettuata, si procederà a programmare gli ulteriori interventi di adeguamento alla normativa antincendio e di adeguamento strutturale degli ospedali pugliesi da finanziare con le risorse, pari a 103,5 milioni di euro, all’uopo destinate nel Patto per la Puglia sottoscritto in data 10/09/2016 tra Regione Puglia e Presidenza del Consiglio dei Ministri (risorse FSC 2014/2020). La Giunta regionale ha anche approvato il fabbisogno per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche del Servizio Sanitario Regionale alle nuove norme tecniche per la prevenzione degli incendi con le risorse del Patto per la Puglia. La nuova ricognizione include anche ulteriori interventi “complementari” di potenziamento delle strutture sanitarie che, per ragioni di efficienza e di economicità, è opportuno realizzare contestualmente agli adeguamenti antincendio.

Istat, Italia sempre più terza età: 170 anziani ogni 100 giovani L’Italia è sempre più vecchia e i vecchi sono sempre più soli. È questo uno degli aspetti sottolineati nel Rapporto Istat 2018 sulla situazione del nostro Paese. Siamo la seconda nazione più vecchia del mondo: 168,7 anziani ogni 100 giovani. Nel contempo la popolazione diminuisce per il terzo anno consecutivo di quasi 100 mila persone rispetto al precedente. I vecchi sono sempre più lasciati soli: per il 70% dell’intera giornata (poco più di 10 ore) e interagiscono con altre persone soltanto per 4 ore al giorno, per lo più con familiari con cui vivono (nel 65% dei casi), amici (31%) e vicini (4%). Per quanto riguarda i dati sanitari si segnala che è il Molise la regione con la quota più elevata di mobilità ospedaliera in uscita, con il 26,6% dei ricoveri dei residenti nel 2016. Seguono la Basilicata (23,7%) e la Calabria (21,2%). Queste regioni hanno la percentuale più bassa di cittadini soddisfatti per l’assistenza medica ospedaliera ricevuta nel luogo di residenza (rispettivamente 25,6%, 12,6% e 21,1%). Le regioni più attive, invece, sono la Lombardia e l’Emilia-Romagna che effettuano, rispettivamente, 3,0 e 2,4 ricoveri in entrata per ogni ricovero in uscita. Nel 2016, il 47,1% della spesa sanitaria pubblica è destinato alle prestazioni ospedaliere, il 20,3% all’assistenza ambulatoriale, il 15,8% all’assistenza farmaceutica e altri presidi medici, il 10,2% all’assistenza di lungo periodo; il resto si distribuisce nell’attività di prevenzione delle malattie e nelle altre funzioni di assistenza e per la gestione del sistema. L’assistenza territoriale assorbe il 30,7% della spesa sanitaria pubblica. Questa è destinata per il 18,3% a funzioni di cura e riabilitazione, per l’8,2% a servizi di laboratorio di analisi, diagnostica per immagini, trasporto di pazienti o soccorso di emergenza e per il 4,2% a prestazioni di assistenza di lungodegenza. È poi sempre l’Istat che, in una precedente rilevazione, fotografa la spesa che i Comuni destinano ai servizi sociali. L’Istat pubblica infatti i dati 2015 sulle spese dei Comuni singoli o associati per servizi sociali provenienti dall’indagine che, con cadenza annuale, raccoglie informazioni sulle politiche di welfare gestite a livello locale, garantendo così il monitoraggio delle risorse impiegate e delle attività realizzate nell’ambito della rete integrata di servizi sociali territoriali. I dati sono raccolti via web e articolati in sette categorie di servizi per gli utenti: ‘famiglia e minori’, ‘disabili’, ‘dipendenze’, ‘anziani’, ‘immigrati e nomadi’, ‘povertà, disagio adulti e senza dimora’, ‘multiutenza’. In Puglia, nel 2015 la spesa procapite per interventi e servizi sociali dei Comuni singoli e associati è di 66 euro (67 euro nel 2014); 114 euro a livello nazionale (114 anche nel 2014); la spesa più elevata è nella Provincia Autonoma di Bolzano con 508 euro procapite (486 nel 2014); quella più bassa in Calabria con 21 euro procapite (18 euro nel 2014). Ma entriamo nel merito dei dati. Stando alle rilevazioni è confermata anche per il 2015 la tendenza alla ripresa della spesa per il welfare locale dei Comuni, singolarmente o in forma associata. L’incremento è dello 0,2% rispetto al 2014, anno in cui era stata registrata una crescita dello 0,8%, dopo un triennio di flessione. Nel 2015 la spesa dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale, ammonta in volume a circa 6 miliardi 932 milioni di euro, corrispondenti allo 0,42% del Pil nazionale. La spesa di cui beneficia mediamente un abitante in un anno è pari a 114 euro a livello nazionale e rimane invariata dal 2013 al 2015. Al Sud la spesa pro capite è decisamente inferiore rispetto al resto d’Italia: da 50 euro pro capite si passa a valori superiori a 100 euro annui in tutte le altre ripartizioni, con un massimo di 166 euro per il Nord-Est. Il 38,5% delle risorse è destinato alle famiglie con figli, il 25,4% ai disabili, il 18,9% agli anziani, il 7% al contrasto della povertà e dell’esclusione sociale, il 4,2% agli immigrati e lo 0,4% alle dipendenze. Il rimanente 5,6% della spesa sociale dei Comuni è assorbito dalle spese generali, di organizzazione e per i servizi rivolti alla ‘multiutenza’. Negli ultimi 10 anni la spesa è aumentata del 20,7% e si è gradualmente modificata l’allocazione delle risorse fra le categorie dei beneficiari: è rimasta invariata la quota di spesa rivolta alle famiglie con figli; è aumentato il peso delle risorse destinate a disabilità e immigrati; si è ridotto il peso dei servizi per gli anziani e, in minima parte, quello dei servizi e dei contributi rivolti a povertà, disagio adulti e senza fissa dimora.

Presentato il XX Rapporto PIT Salute: cittadini stanchi di aspettare e mettere mano al portafoglio. Serve più Servizio Sanitario Pubblico A completare il quadro generale è utile considerare i dati forniti da Cittadinanzattiva che pubblica una infografica sulla sanità in Italia analizzando il Rapporto PIT Salute 2017, Osservatorio civico sul federalismo in sanità 2017, Monitoraggio dei servizi sul territorio 2017. Emergono dati sulle disuguaglianze territoriali in sanità. “Per l’arrivo dei mezzi di soccorso si attende da un minimo di 13 minuti in Liguria ad un massimo di 27 minuti in Basilicata (il tempo standard dovrebbe essere contenuto in 18 minuti). I centri diurni per la salute mentale variano dai 3 del Molise ai 69 della Toscana, quelli per l’autismo dai 6 di Puglia ed Umbria ai 309 del Veneto, i centri per l’Alzheimer dall’1 del Molise ai 109 del Veneto; 789 le Residenze sanitarie assistenziali (RSA) presenti in Veneto, 605 in Piemonte, 319 in Toscana, circa 32 nelle altre Regioni. Le strutture di oncologia medica sono pari a 19,15 per milione di abitanti in Molise, 4,65 in Puglia; i servizi di radioterapia sono pari a 7,79 per mln di abitanti in Valle D’Aosta e 1,71 in Campania e Puglia. Il 100% dei cittadini del Nord riesce ad accedere entro un mese alla radio e chemioterapia, la percentuale che ha accesso nello stesso tempo è pari invece all’86% dei pazienti al Sud e all’84% di quelli che risiedono al Centro”. Anche in questo caso entriamo nel merito. I cittadini vogliono curarsi nel servizio sanitario pubblico, perché si fidano di questo e non possono sostenere i costi di un’assistenza privata. Ma fanno i conti con liste di attesa lunghe, costo elevato dei ticket e dei farmaci, e con un’assistenza territoriale che, più del passato, registra carenze e disservizi. “I cittadini non ce la fanno più ad aspettare e a metter mano al portafoglio per curarsi; anche le vie dell’intramoenia e del privato sono diventate insostenibili. Serve più Servizio Sanitario Pubblico, più accessibile, efficiente e tempestivo”. Queste le dichiarazioni di Tonino Aceti, Coordinatore nazionale Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. “E dalla legge di bilancio arrivano pochi e deboli segnali: se da una parte si comincia a metter mano al superticket, anche a seguito di una nostra battaglia, seppur in maniera insufficiente, dall’altra sul finanziamento del SSN arrivano segnali pericolosi che fanno intravedere il rischio di un suo forte depotenziamento. E ancora, a fronte di dimissioni ospedaliere sempre più anticipate e problematiche, la rete dei servizi socio-sanitari territoriali non è in grado di dare risposte alle persone in condizioni di ‘fragilità’, come gli anziani soli, le persone non autosufficienti o con cronicità, quelle con sofferenza mentale. È anche per questo che le famiglie fanno sempre più affidamento sui benefici economici derivanti da invalidità civile e accompagnamento. Ma incontrano anche qui difficoltà di accesso crescenti. Le priorità, dunque, oltre a rafforzare gli interventi, le politiche sociali e attuare il Piano Nazionale della Cronicità, sono: rilanciare gli investimenti sul SSN in termini di risorse economiche, di interventi strutturali per ammodernamento tecnologico ed edilizia sanitaria, nonché sul personale sanitario. E ancora una strategia nazionale nuova per governare tempi di attesa ed intramoenia; alleggerire il peso dei ticket e revisionare la disciplina che li regola tenendo conto anche dei cambiamenti sociali e dell’alto tasso di rinuncia alle cure. Tutto questo è necessario per dare risposte alle profonde disuguaglianze in sanità che ci vengono segnalate”. Difficile per i cittadini accedere al servizio sanitario pubblico: poco meno di un terzo lamenta difficoltà, ritardi, eccesso di burocrazia e costi. Le principali problematiche in quest’ambito sono quelle delle liste d’attesa e dei ticket ed esenzioni, le prime con un dato stabile al 54,1% e le seconde con un aumento dal 30,5% del 2015 al 37,5% del 2016.

Liste di attesa: crescono i tempi per le visite specialistiche Per quanto riguarda le liste d’attesa, i cittadini segnalano soprattutto tempi lunghi per accedere alle visite specialistiche, in misura di un valore che passa dal 34,3% del 2015 al 40,3% del 2016. Seguono, con il 28,1% delle segnalazioni (era il 35,3% nel 2015), i lunghi tempi per gli interventi chirurgici; al terzo posto le liste di attesa per gli esami diagnostici (dal 25,5% 2015 al 26,4% del 2016).

Ticket: pesano i costi elevati e la mancata esenzione Il 37,4% denuncia i costi elevati e gli aumenti relativi ai ticket per la diagnostica e la specialistica, mentre il 31% esprime disagio rispetto ai casi di mancata esenzione dal ticket (in aumento, rispetto al 24,5% del 2015). Oltre che per i ticket, i cittadini denunciano come insostenibili i costi per farmaci, intramoenia, RSA e protesi ed ausili.

Assistenza territoriale: va peggio che in passato In aumento anche le difficoltà relative all’assistenza territoriale (dall’11,5% del 2015 al 13,9% del 2016): in particolare, quasi un cittadino su tre (30,5%) segnala problemi con l’assistenza primaria di base, soprattutto per rifiuto di prescrizioni da parte del medico (anche per effetto del decreto appropriatezza) e per l’inadeguatezza degli orari dello studio del medico di base. In seconda battuta, il 16,6% ha difficoltà all’interno delle strutture residenziali come RSA e lungodegenze, a causa dei costi eccessivi della degenza (per quasi due su cinque), della scarsa assistenza medico-infermieristica (meno di uno su tre) e delle lunghe liste di attesa per l’accesso alle strutture (uno su cinque). Il 15% ha problemi con la riabilitazione, in particolare in regime di degenza (45,4%): in due casi su cinque è valutato di scarsa qualità e in quasi un caso su quattro risulta assente per la carenza di strutture o posti letto. Poco meno del 30% incontra problemi con la riabilitazione a domicilio, che non si riesce ad attivare o che viene sospesa all’improvviso. Inoltre, il 14,3% segnala criticità nell’assistenza domiciliare: in un caso su tre non sanno bene come attivare il servizio, a causa della carenza di informazioni o delle difficoltà burocratiche, o addirittura l’assistenza domiciliare è del tutto assente nella loro zona di residenza. Crescono anche i problemi per l’assistenza protesica ed integrativa (dal 7,8 al 12,4%) sia per i tempi di attesa che per l’insufficienza delle forniture che li costringono a sostenere costi privati ulteriori.

Invalidità ed handicap: lunghe attese per il riconoscimento Il 13,8% dei cittadini, in crescita rispetto al 2015, segnala disservizi per il riconoscimento di invalidità e handicap che in più della metà dei casi risulta estremamente lento. In un caso su quattro l’esito dell’accertamento è considerato inadeguato alle condizioni di salute. Troppo lunghi inoltre, per il 15,8% dei cittadini che si rivolge a Cittadinanzattiva, i tempi di erogazione dei benefici economici e delle agevolazioni. Per quanto riguarda la lentezza dell’iter burocratico, più della metà (52,6%) riscontra problemi nella presentazione della domanda; il 18,5% lunghe attese per la convocazione a prima visita (in media 7 mesi); il 14,8% attende troppo per la convocazione alla visita di aggravamento; il 10,4% per la ricezione del verbale definitivo (in media 9 mesi) e per l’erogazione dei benefici economici (12 mesi).

Presunta malpractice: diminuiscono gli errori, ma va peggio su infezioni e disattenzioni del personale In lieve diminuzione le segnalazioni su casi di presunta malpractice e sicurezza delle strutture: nel 2016 arrivano al 13,3% rispetto al 14,6% del 2015. La voce più rappresentata (47,9%) è quella dei presunti errori diagnostici e terapeutici, con alcune aree critiche, che sono: per le diagnosi l’ambito oncologico (19%), ortopedico (16,4%), ginecologico ed ostetrico (12,4%); per la terapia, l’ortopedia (20,3%), la chirurgia generale (13,4%) e la ginecologia ed ostetricia (12,1%). Cresce invece il dato sulle condizioni di sicurezza delle strutture (dal 25,7% al 30,4%) che riguardano soprattutto le disattenzioni del personale (13,6%), i casi di sangue infetto (5,4%) e le infezioni ospedaliere (5,4%).

Assistenza ospedaliera e mobilità: pronto soccorso in affanno e dimissioni facili L’8,2% dei cittadini segnala problematiche nell’assistenza ospedaliera (88,2%) e nella mobilità sanitaria (11,8%). In riferimento alla prima voce, è soprattutto l’area della emergenza/urgenza ad essere nel mirino delle lamentele delle persone che segnalano procedure di triage non trasparenti (42,9%) e lunghe attese al Pronto Soccorso (40,5%). Segue il tema dei ricoveri, su cui i cittadini denunciano spesso di vedersi rifiutato il ricovero (34,5%), o che lo stesso è avvenuto in un reparto inadeguato (21,4%) e ancora la mancanza di reparti e servizi (7,2%). In particolare ciò avviene in oncologia, ortopedia e neurologia. In aumento, rispetto al 2015, le segnalazioni sulle dimissioni: il 58,8% le reputa improprie, il 29,2% ha difficoltà ad essere preso in carico dal territorio dopo la dimissione, non risparmiando nemmeno i malati nella fase finale della vita (11,8%). Sul fronte della mobilità sanitaria, quando cioè la persona è costretta a spostarsi (di regione o all’estero) per avere cure adeguate, il 48,7% denuncia il ritardo nei rimborsi per le spese sostenute, il 30,8% la mancata autorizzazione da parte della Asl di riferimento.

Farmaci: più segnalazioni su fascia A, farmaci indisponibili nelle farmacie e non commercializzati in Italia Il dato generale mostra una flessione (dal 5,8% al 4,2%), ma evidenzia alcuni fenomeni in aumento: crescono le segnalazioni del mancato accesso ai farmaci per l’epatite C (44,4%); il 24,2% segnala l’indisponibilità dei farmaci; il 18,3% la spesa privata che per molti diventa insostenibile, soprattutto per i farmaci di fascia C, per l’onere derivante dalla differenza di prezzo fra brand e generico, e per l’aumento del ticket. Le segnalazioni si riferiscono prevalentemente a farmaci di fascia A (48,5% nel 2016; +10 punti % rispetto all’anno precedente).