Quali le principali esigenze della popolazione anziana della regione Piemonte? La nostra regione è una di quelle in cui il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione è più evidente. Infatti, il numero di anziani ultrasessantacinquenni a fine 2016 era di 1.100.069 unità, pari al 25,04% dell’intera popolazione, ovvero una persona su 4. Anche l’indice di vecchiaia è particolarmente significativo. In Piemonte è pari a 197,6, che significa che ogni 100 minori al di sotto dei 14 anni vi sono quasi 198 persone di età superiore ai 65 anni. In merito è possibile valutare il fenomeno considerando altre percentuali. Secondo i dati di una dettagliata ricerca sulla condizione degli anziani nella regione è emerso come la concomitanza di fattori diversi (reddito scarso o insufficiente, condizioni familiari ed ambientali che determinano una situazione di isolamento, condizioni psico-fisiche che rendono difficile una vita autonoma), costringe circa il 10% degli ultrasessantacinquenni a vivere in condizioni di dipendenza grave o a livelli intermedi di dipendenza. Al contrario, il 90% è ancora in grado di condurre una vita autonoma, mantenendo un buon livello di salute, anche psicologica, che permette di svolgere molte attività. Il rischio che si corre è, come già detto in precedenza, che queste persone in buona salute, private del proprio ruolo sia all’interno della famiglia sia nel contesto sociale, sentendosi inutili, scivolino a poco a poco in una condizione di non autosufficienza, inizialmente di tipo psicologico, per arrivare alla non autosufficienza anche di tipo fisico. Particolare attenzione a questa situazione si deve porre in un ambiente territoriale quale quello piemontese, in cui da un lato si vive la solitudine dei grandi contesti urbani, dall’altro l’isolamento dei paesi di montagna sempre più abbandonati dai giovani e dal tessuto produttivo e in cui, spesso, gli anziani si trovano a vivere isolati.

Come sono cambiate le famiglie nel corso degli anni? Il processo di industrializzazione ha cambiato radicalmente l’aspetto delle famiglie ed il ruolo svolto dai componenti, in particolare dagli anziani. Oggi vi sono prevalentemente famiglie cosiddette ‘nucleari’, cioè costituite da un unico nucleo formato da genitori e figli, mentre gli anziani vivono separati e spesso soli. Inoltre, grazie al miglioramento generale del tenore di vita e dal progresso delle terapie, si è avuto un significativo aumento dell’aspettativa di vita che non sempre, però, è affiancato da una buona condizione psico-fisica. Pertanto, a fronte di una popolazione sempre più anziana, aumentano anche i bisogni di cura e assistenza e soprattutto di prevenzione, come già sottolineato.

Si parla sempre più spesso di un impoverimento dei pensionati e delle cosiddette ‘povertà invisibili’. Quali le principali criticità con cui vi trovate ad avere a che fare? Individuare gli anziani che non si rivolgono ai servizi è sicuramente difficile. Spesso ci sono storie al limite dell’estrema povertà che, per questioni di dignità personale, vengono alla luce sempre troppo tardi. Bisogna però considerare che la categoria dei pensionati è in questo momento storico una delle più tutelate, in quanto il godimento delle diverse tipologie di pensioni mette al riparo la stragrande maggioranza dei soggetti anziani. Certamente l’abbandono, la malattia e le condizioni di solitudine possono generare fenomeni di povertà severa.

Quali le principali politiche messe in campo dall’Assessorato in favore degli anziani? Negli ultimi anni siamo stati costretti 14 l’intervista ad attraversare un momento difficile di continua ricerca di risorse per far fronte alle vecchie e nuove forme di disagio che vengono rappresentate dai cittadini, e, di conseguenza, l’impegno regionale negli ultimi anni si è concentrato sulle esigenze dell’anziano non autosufficiente e della sua famiglia, prevedendo contributi consistenti per l’assistenza domiciliare e per l’integrazione retta nelle strutture. Ai finanziamenti del Fondo statale per le non autosufficienze sono state aggiunte risorse regionali che hanno permesso di potenziare appunto le prestazioni per il mantenimento dell’anziano al proprio domicilio, supportando il carico familiare.

Cos’è WE.CA.RE. e cosa si prefigge di fare? Il programma denominato “WE.CA.RE.: Welfare Cantiere Regionale – Strategia di innovazione Sociale della Regione Piemonte” promuove interventi da attuare con le risorse del FSE e FESR di cui al POR 2014-2020. La strategia WE.CA.RE. prevede un set di diverse misure di sostegno all’innovazione sociale, con l’intento di implementare processi di innovazione nell’ambito della rete dei servizi sociali, migliorare la governance locale, stimolare la collaborazione tra soggetti pubblici, enti del terzo settore ed imprese, sostenere lo sviluppo di progetti di imprenditorialità a vocazione sociale e di welfare aziendale.

Parliamo di ‘invecchiamento attivo’, un tema di cui si discute molto, ma soprattutto un valore. È un aspetto molto importante. Da un lato perché valorizza questa fascia di popolazione ancora in buona salute e desiderosa di partecipare attivamente alla vita sociale, dall’altro perché permette di attuare programmi di prevenzione al decadimento psico-fisico delle persone in età avanzata con conseguente aggravio di spesa sanitaria e socio-assistenziale. Bisogna mettere in campo azioni per promuovere la partecipazione dei cittadini anziani alla vita sociale, culturale, con offerta di occasioni per il tempo libero. Stimolare la voglia di apprendimento di cose nuove, promozione di attività per il benessere fisico e nello stesso tempo valorizzazione delle capacità effettive, lavorative, economiche e culturali, come persone attive e vitali.

Quali i progetti su cui l’Assessorato si concentrerà nel prossimo futuro? Migliorare i servizi per la terza età può diventare una grande opportunità di sviluppo e benessere collettivo. L’Assessorato si sta impegnando col programma “Strategia per lo sviluppo di comunità solidali” a sviluppare la ragione fondativa del Welfare, che è quella di ridurre gli squilibri sociali e di promuovere concretamente l’inclusione delle persone dentro i circuiti della cittadinanza. In particolare, si vuole tenere presente l’asse della cura, che vede la persona, che si trova in una condizione di permanente non autosufficienza e di perdita stabile della propria autonomia, come soggetto che ha diritto ad un sistema integrato di cura, che consenta di evitare la trasformazione della condizione di non autosufficienza in esclusione sociale. Nell’ambito socio-sanitario si deve identificare come fondamentale la questione della non autosufficienza nelle sue varie forme (patologie croniche, solitudine, isolamento anziani, ecc.), mettendo al centro la persona ed attivando di conseguenza la filiera dei servizi integrati con un progetto personalizzato, tenendo conto che le trasformazioni socio-economiche avvenute negli ultimi anni richiedono ora una revisione delle modalità di erogazione degli interventi. In particolare, poiché sul territorio piemontese si è diffusa sempre più la sensibilità a promuovere e sviluppare i servizi di assistenza domiciliare, tale revisione avrà un’attenzione particolare nei confronti degli interventi economici a sostegno della domiciliarità, anche tramite soluzioni di innovazione sociale. Al contrario l’utilizzo delle risorse residenziali (RSA) dovrebbe essere visto come residuale, nei casi dove la persona non è più assistibile a domicilio o la famiglia non è in grado, pur in presenza di sostegno da parte dei servizi, di far fronte al carico assistenziale. Ricordiamoci che l’inserimento in struttura è sempre un passaggio traumatico per la persona anziana collegato a una rescissione con il proprio ambiente familiare, le reti amicali e la vita regolata come quella di una comunità, seppur assistenziale. In ogni caso la Regione deve trovare le adeguate risorse al fine di far fronte, almeno in parte, alla forte richiesta di inserimento in struttura e migliorare e rendere ancor più trasparente la gestione delle liste di attesa.